fonte Corriere delle Comunicazioni
Pubblica amministrazione e aziende IT. Un binomio che funziona a singhiozzo. Nonostante sia in aumento il numero di aziende fornitrici - oltre a multinazionali tra cui Ibm e Microsoft, collaborano con ministeri ed enti locali anche imprese con "passaporto" italiano come Zucchetti ed Asit - la domanda IT della PA è scesa nel 2007 di -0,6% (fonte Assinform, Rapporto 2008), oscillando negli ultimi anni intorno a quota di 3 miliardi di euro. Un contrazione che contribuisce a ridurre il potenziale innovativo che le aziende potrebbero apportare sia in termini di prodotti tout court sia in termini di cultura di impresa. "Il nodo irrisolto del rapporto tra PA e fornitori non sta tanto nel numero di prodotti innovativi che gli enti utilizzano - spiega Paolo Colli Franzone, direttore generale di Netics - quanto nella tipologia della collaborazione. Il dirigente pubblico responsabile della gara di appalto esigerà dall´azienda fornitrice del servizio una mera esecuzione dei termini del capitolato e non la partecipazione alla definizione delle caratteristiche del servizio. La PA è molto più interessata al rispetto dei vincoli economici e legali che al raggiungimento dell´obiettivo". Nel curriculum dei dirigenti a mancare sarebbe una "cultura dell´obiettivo", ovvero un humus peculiarmente aziendale che mette al primo posto efficienza del servizio e bisogni del cliente. "Che manchi una cultura dell´obiettivo è certo - commenta Fabio Fregi, direttore area Public Sector di Microsoft Italia - . Se si aggiunge una flessione degli investimenti in innovazione, il quadro è abbastanza fosco. Va però riconosciuto lo sforzo di questo Governo, così come dei precedenti, di stabilire strategie di efficientamento dei processi". Strategie da implementare tenendo presenti drivers incentivanti quali l´interoperabilità delle banche dati, la dematerializzazione e l´identità digitale elettronica per l´accesso ai servizi. Dalla facilità di accesso al servizio alla soddisfazione del cliente. "La PA deve rimettere il cittadino al centro delle strategie di innovazione - puntualizza Biagio De Marchis, direttore Public Sector di Ibm -. Bisogna risolvere la questione dell´accessibilità, sì, sul versante del digital divide culturale e infrastrutturale, ma soprattutto su quello della semplificazione degli accessi ai servizi - le Reti A miche vanno in questa direzione. Più facile è la procedura maggiore sarà il numero di utenti". Ibm auspica una riorganizzazione del back office anche puntualizzando le potenzialità del Web 2.0, nell´ottica di una PA che si fà community. "L´immagine di una PA come un gigante dai piedi di piombo è calzante - spiega ancora Colli Franzone -. Perchè cammini a passo spedito servirebbe alleggerirla delle norme che regolano gli appalti pubblici, usando in misura maggiore l´e-procurement e sfruttando la procedura del dialogo competitivo, ovvero del "concorso di idee" nel quale, solo dopo la scelta della migliore, viene avviata la trattativa economica". L´eliminazione della gabbia normativa che regola gli appalti pubblici facilitrebbe anche l´attuazione del federalismo digitale. "La delocalizzazione delle politiche di e-government èideale per lanciare la cooperazione applicativa ed eliminare le eccellenze a macchia di leopardo, a favore di una diffusa applicazione di strumenti e progetti innovativi - puntualizza Luca De Cesare, Senior Executive Public Sector di Accenture Italia -. Se a questo si associano processi di esternalizzazione di ciò che non è core business PA, sistemi informativi in primiis, il tanto sospirato salto nel digitale non sarà più così lontano". Per Sas il passo è la riqualificazione del ruolo del manager-dirigente e l´utilizzo di programmi di business intelligence. "Il dirigente - spiega Pietro Betto, Business Development Manager Sas - deve assicurare alti standard qualitativi, usando le tecnologie per ottimizzare i processi e facendo ricorso a software, quali la business intelligence, per monitorare le risorse umane, l´organizzazione del lavoro e i livelli di efficienza". Sugli strumenti verte anche l´analisi di Adobe il cui Pdf è il formato valido per la firma digitale italiana. "Il Pdf è una buona pratica - spiega Giuseppe Verrini, Managing Director Southern Europe Adobe -. Adobe Reader è un programma installato di default su ogni pc, utilizzabile con facilità sia dal cittadino-utente sia dagli addetti ai lavori. È sulla disponibilità e fruibilità delle buone pratiche che la PA si gioca il futuro". Lo scenario ideale racconta di una amministrazione protagonista di riforme ad alto valore tecnologico. Wolters Kluwer (Wk), multinazionale olandese di prodotti editoriali e informatici, identifica negli enti locali un fattore di modernizzazione. "La digitalizzazione, la condivisione dei processi e soluzioni che rispondano alle esigenze informative, di aggiornamento e gestione degli enti locali avrà un ruolo centrale nell´aumento della competitività - spiega Giulietta Lemmi, direttore generale Leggi d´Italia Professionale del Gruppo Wk - .Il fattore premiante potrà costituire un´ulteriore leva per migliorare e valorizzare i servizi". Sulla scia delle colleghe straniere anche le imprese italiane. La diffusione delle best pratice e la riorganizzazione del back office sono driver da cui non si prescinde, ma l´attenzione di Zucchetti, azienda italiana produttrice di hardware e software anche per la PA, verte sull´accesso via Internet ai servizi dell´amministrazione. "Il Web è la chiave di volta - dichiara Fabrizio Toninelli, presidente Zucchetti Spa -. Se associato all´implementazione delle Reti Amiche volute da Brunetta diventerà un driver per la crescita della produttività". Giudizio positivo sul lavoro di Brunetta anche da Asit, distributore nel Networking che apprezza l´impegno per l´implementazione dell´Spc con utilizzo più diffuso del Voip e del gateway Gsm per l´integrazione fisso-mobile.
Autore: Federica Meta