lunedì 25 agosto 2008

Confesercenti: occorre cambiare

Roma, 23 ago. (Adnkronos) - "Le possibilita' di uscire dalle difficolta' crescenti dipendono dalla capacita' del Paese di mettere davvero al primo posto l'economia. La parola d'ordine deve essere cambiare: cambiare per affrontare finalmente i ritardi strutturali, cambiare per scommettere sulla innovazione, cambiare per realizzare un federalismo che spazzi via sprechi e assistenzialismi ingiustificabili ma non paralizzi il sud favorendone invece un nuovo sviluppo''. Il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, ha svolto alcune considerazioni sul sito della confederazione Confesercenti.it. ''L'Italia non deve fare come quel balenottero che ha seguito una nave cercando di ritrovare inutilmentre la madre, ma seguendo questa illusione ha finito con il perire. Le illusioni sono le facili speculazioni, sono i redditi certi ottenuti puntando sulle sabbie mobili dei mercati finanziari e immobiliari -continua Venturi- Sono le false speranze che ci si possa liberare del caro-petrolio, dell'avanzata delle nuove economie solo aspettando che passi la nottata. Si deve invece investire nel futuro, puntare sulle nostre tradizioni, sulle capacita' di imprese e lavoratori per tornare ad essere competitivi. Locomotive in giro non se ne vedono, ne' gli Usa, ne' la Germania. La nostra locomotiva si chiama volonta' di reagire, di imboccare la strada delle riforme strutturali, di ragionare mettendo al centro di ogni discussione gli interessi generali del paese''. ''C'e' una scelta decisiva da fare, senza ripensamenti: recuperare risorse per nuovo lavoro, innovazione e infrastrutture eliminando con energia i troppi sprechi pubblici, continuando la battaglia per una pubblica amministrazione efficiente e liberata dal parassitismo e dai 'fannulloni'. E con una politica che deve dare l'esempio riducendo la pletora degli organismi pubblici, sopratutto sul piano locale, e la piaga delle consulenze inutili. Questa e' la via anche per rendere possibile la sempre piu' necessaria riduzione della pressione fiscale''.