mercoledì 6 agosto 2008

Comune di Roma: sì all'in-house nei trasporti

(Il Sole 24 ore)Roma riconferma l'"inhouse" per il trasporto pubblico locale, almeno fino al 2011. Cancella l'Atac: l'agenzia della mobilità capitolina sarà sostituita da una struttura super- snella per la pianificazione, un'altra società si accollerà il patrimonio e il debito, mentre Trambus e Met.Ro, oggi rispettivamente alla gestione di bus e metropolitana (entrambe controllate dal Campidoglio), si fonderanno in un'unica azienda.È questo il piano della giunta Alemanno per arrestare il flusso di perdite del trasporto capitolino, pari a circa 130 milioni di euro all'anno, e abbassare le spese che oggi sono lievitate a circa 320 milioni di euro, il 32% del miliardo che il trasporto pubblico locale (Tpl) di Roma assorbe ogni anno. Il progetto è messo nero su bianco in una memoria di giunta varata il 17 luglio scorso che dà mandato agli assessori al Bilancio, Ezio Castiglione, e alla Mobilità, Sergio Marchi, di completare l'operazione di restyling entro la fine dell'anno.L'affidamento diretto,senza gara pubblica, scelto da Walter Veltroni nel 2005 approfittando di una finestra normativa, viene confermato: il tutto dovrà essere «attentamente valutato si legge nel documento in modo da non mettere in discussione gli affidamenti fino al 2011». Questo è anche il motivo per il quale il gestore unico è pensato con una leggera societarizzazione che divide la gomma dal ferro, in modo da tener separati anche gli attuali contratti di servizio e non doverli rimodulare. Il ricorso al mercato non è escluso, ma viene proiettato nel futuro. Tra gli obiettivi della riforma, infatti, c'è anche quello di «valutare le opportunità di un percorso di liberalizzazione nel Tpl per migliorare l'efficienza e l'economicità del servizio coerentemente con la normativa del settore».Il riassetto dovrà avvenire tenendo conto del peso del debito, ereditato dagli anni '90 e messo in capo all'Atac. Sono due essenzialmente le operazioni finanziarie che il Comune non intende toccare per non rimetterci garanzie aggiuntive e, quindi, denaro. Si tratta di un finanziamento di 160 milioni di euro della Cassa Depositi e Prestiti il cui rimborso finirà nel 2020 che impone un patrimonio netto superiore a 500 milioni di euro e la garanzia del contratto di servizio.L'altro è un prestito della Cross Border Lease (scadenza 2029) con l'ipoteca su tram e treni del metrò. Questo pacchetto di pendenze verrà trasferito alla società di patrimonio che, appunto, acquisirà anche la proprietà dei mezzi e dell'immobiliare con lo scopo di dismetterlo gradualmente per rimborsare i finanziamenti.Più di 12mila dipendenti confluiranno nell'azienda unica di gestione: 9.000 da Trambus, 2.500 da Met.Ro, circa un migliaio da Atac (al netto di quelli convogliati nell'agenzia e nella società patrimoniale). Alla superazienda verrebbero restituiti gli introiti tariffari, correggendo il sistema attuale secondo il quale i ricavi da traffico vanno ad Atac, mentre le aziende "eseguono" secondo contratto: quindi assicurando un certo numero di chilometri che, in teoria, potrebbero anche essere percorsi a vuoto. La memoria non chiarisce il destino di Tevere Tpl, l'Ati composta da Sita e altre aziende di trasporto locale che nel 2005 si è aggiudicata l'appalto per la gestione delle linee periferiche (20% della rete) in scadenza a fine anno.Infine, potrebbe essere Adalberto Bertucci neoamministratore delegato di Trambus e unico manager scelto da Alemanno –a gestire la fusione. Mentre reazioni critiche al piano arrivano dagli altri vertici. «Per il prossimo futuro dice Stefano Bianchi, presidente di Met.Ro nel Tpl romano si pongono tre questioni: pianificazione, efficientamento e liberalizzazioni. Un'azienda unica da 12mila dipendenti difficilmente riuscirà a raggiungere questi obiettivi».