
La Commissione 7a (Istruzione pubblica, beni culturali) del Senato ha approvato lo scorso 21 dicembre sera il disegno di legge n.1861 sulla SIAE. La legge definisceora la SIAE “Ente pubblico economico”. La qualifica di economico svincola definitivamente la SIAE dalle limitazioni dettate dal decreto legislativo 419/99, cui sono sottoposti gli enti pubblici non economici, enti che sono finanziati dallo Stato.
La nuova legge, pur riconfermando la qualifica di ente pubblico della società, la equipara tuttavia agli organismi imprenditoriali regolati dalle norme del diritto civile. Ciò le consentirà di operare in tutto il mondo con la libertà tipica delle imprese commerciali private e quindi la porrà nella condizione di fronteggiare adeguatamente la concorrenza delle analoghe società straniere di collecting, alle quali l’Unione Europea ha aperto le porte del mercato italiano.
Altro punto fondamentale di cambiamento con la nuova legge è il trasferimento di ogni controversia alla giurisdizione ordinaria e non più a quella amministrativa. Affidato all’autodeterminazione della base associativa anche lo Statuto della Società, che in base alla nuova legge promuoverà con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali la creatività dei giovani autori italiani. Infine sarà libero l’utilizzo delle opere su Internet (purché non sia a fini di lucro) ad uso didattico o scientifico.
Giorgio Assumma, Presidente della SIAE :“Un momento storico nella lunga vita della SIAE" l’annuncio ufficialeFiorello Cortiana: "Con l'approvazione notturna, tra il 20 ed il 21 Dicembre scorsi, della Legge relativa alla SIAE si è posta una pesante ipoteca sulla prossima riforma del dirirtto d'autore e c'è da chiedersi per cosa ha lavorato la commissione presieduta da Gambino, insediata da Rutelli. Il nostro Paese inaugura malamente il 2008 per quanto riguarda la produzione di contenuti nell'era digitale di Internet. Invece di pensare a come costruire la policy più adatta per modelli commerciali capaci di valorizzare la produzione ed il consumo di contenuti in un contesti interattivo che non conosce la scarsità propria del mondo materiale, insistiamo nella logica penale equiparando ogni uso di materiale espressivo alla contraffazione".